Giochi Vintage

“Ma mamma, tu con che cosa giocavi quando eri piccola, che non c’erano Minecraft e Fifa 15?”

“Beh, non c’erano Minecraft e Fifa 15, ma c’erano dei giochi bellissimi, molto divertenti, che potremmo definire Giochi Vintage!”

“Tipo?”

“Dunque…

Innanzitutto il Dolce Forno, un gioco stupendo con cui si potevano cucinare delle fantastiche tortine (leggermente dure, a dire la verità), che si cuocevano in pochi minuti sotto una lampadina.

In pratica si preparava l’impasto, prendendo la ricetta da un ricettario apposito (ce n’erano due o tre tipi, ma io non sono mai andata otre il modello base), poi si metteva l’impasto in una specie di pentolino e lo si infilava dentro ad un forno di plastica (il Dolce Forno, per l’appunto), riscaldato non so bene come, e usciva la tortina cotta”.

“Mamma, questo qua è tremendo, ma va beh, forse a te piaceva perché era da femmina …Ma poi chi le mangiava le tortine di questo Allegro Forno?”

“Intanto Dolce Forno, non Allegro Forno…”

“E comunque questa è facile: o io, o mia nonna, che fingeva di apprezzarle moltissimo”.

 

“Poi ce n’era un altro molto bello, che non mi ricordo bene come si chiamava; in pratica c’erano due palline attaccate ad un filo (un po’ come le ciliegie quando sono due, attaccate ad un unico picciolo).

Usando una mano sola bisognava farle sbattere una contro l’altra sempre più velocemente, stando attenti a non tirarsele in un occhio; questo era veramente bello, ci si poteva passare un intero pomeriggio”.

“Sei sicura che fosse divertente?”

“Sì, era bellissimo…solo, di tanto in tanto, capitava qualche piccolo incidente…”

 

“Per i maschi andava molto lo Slaim, una specie di gelatina viscida e melmosa di colore verde fosforescente chiusa dentro ad un barattolo”.

“Ah, bello, e il gioco in cosa consisteva?”

“Beh, la potevi tirare fuori e si appiccicava tutta alla mano, oppure potevi tirarla da qualche parte e scivolava giù lentamente … se non ricordo male c’era anche la versione con i vermi (finti), una cosa schifosissima che non sono mai riuscita ad avvicinare”.

 

Ma la cosa più bella in assoluto erano i giochi da fare all’aperto, in “piazzetta”, cioè nello slargo tra i palazzi del condominio (più o meno, tutti i condomini ne avevano una).

In pratica, funzionava così.

Dopo avere finito di fare i compiti (che, di solito, venivano affrontati con un certo entusiasmo, proprio per toglierseli dai piedi velocemente), si passavano a  chiamare gli altri bambini che abitavano nel palazzo (rigorosamente con il citofono).

Subbuteo

“Ciao, vieni a giocare in piazzetta?”

“Mammaaaa, posso andare in piazzetta?”

E così si scendeva giù (tranne quando eri in castigo per qualche ragione), con i pattini, la bicicletta, il monopattino.

 

Di solito, i maschi giocavano a pallone (a me, a volte, facevano stare in porta), mentre le femmine giocavano a Pampano (il nome ufficiale dev’essere Campana), oppure al gioco dell’elastico.

Per giocare a Pampano si disegnava per terra, con i gessetti colorati, uno schema di caselle numerato; poi si tirava il sasso che doveva atterrare nella casella senza toccare i bordi e lo si andava a recuperare saltando su un piede solo; nelle ultime fasi del gioco si doveva procedere saltando ad occhi chiusi, senza toccare la riga; se toccavi la riga dovevi ricominciare tutto da capo.

Per il gioco dell’elastico, invece, ci si procurava un pezzo di elastico di quello che usano le sarte, poi a turno due, una di fronte all’altra, lo tendevano, facendolo passare intorno alle caviglie, e la terza saltava dentro e fuori con varie acrobazie, senza cadere fuori dal tracciato.

A volte, sempre in tre, si saltava la corda (due la tenevano, e una saltava).

C’erano anche i giochi misti, tipo nascondino, guardie e ladri, strega comanda colore, mosca cieca; naturalmente per decidere chi stava sotto bisognava fare la conta (Passa Paperino o Pimpiripettenusa).

Non mancava mai, in ogni piazzetta degna di questo nome, un vicino un po’ anziano che si arrabbiava per il troppo rumore e imprecava dalla finestra; generalmente, dopo la terza o quarta pallonata che arrivava nei pressi della sua abitazione, minacciava di bucare il pallone.

A metà del pomeriggio si tornava a casa per fare (velocemente) merenda (la mia preferita pane, olio e sale) e, poi, si scendeva giù di nuovo e si andava avanti sino all’ora di cena.

 

Come era bello scendere in piazzetta…

A dire il vero, non so che fine abbiano fatto le piazzette; i palazzi sono sempre lì, ma loro non esistono più. Sono sparite, in un momento imprecisato tra gli anni settanta ed oggi.

Giochi Vintage

3 Comments
  • Roberta
    aprile 18, 2015

    …….mamma mia …ai nostri figli dobbiamo proprio apparire come dei vecchi iellati nostalgici….pensa che io avevo un forno precursore del Dolce Forno (del resto sono un po’ più grande) che non era elettrico ma andava a “meta”….risultato dopo aver giocato mi veniva regolarmente mal di testa perchè quella specie di piastrina bruciava emanando un’odore tremendo….oggi minimo direbbero che è cancerogena…bah…forse siamo degli Highlanders…

    • Alessandra
      aprile 18, 2015

      Fantastico Roby…il pre-Dolce Forno…super Vintage!

  • Lucia
    aprile 18, 2015

    Beh, il mio gioco preferito ere “un, due, tre… stella!!”; quando non si era all’aperto si faceva in qualche casa con un corridoio bello lungo.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *