Il mio MammacheBlog 2015

Il mio MammacheBlog 2015 si è svolto più o meno così.

Partenza all’alba, corsa con i tacchi per prendere il treno (dato che sono Penna a Spillo, con tanto di tacco dodici nel logo, non Penna a Sneakers, non è che posso andare al MammacheBlog in ballerine), corsa per prendere la metro, corsa per prendere il tram, corsa per arrivare al Palazzo delle Stelline.

Nonostante una ciocca che mi costringe a fare una sosta per appiccicarmi un cerotto sul piede, come facevo da piccola quanto avevo il saggio di danza, arrivo più o meno puntuale, e mi si apre tutto un mondo, a me fino ad ora più o meno sconosciuto, che tenterò di sintetizzare attraverso questi flash in ordine sparso.

Ecco quindi (più o meno) tutto quello che mi è successo durante il mio primo personalissimo MammacheBlog.

IMG_1555Ho assistito ad una conferenza (dal titolo Ottimizzazione SEO di un blog editoriale), tenuta da Salvatore Aranzulla, genio incontrastato del Web, che mi ha spalancato le porte sul mondo del SEO.

Oltretutto, al di là del grande e sincero interesse per tutte le sue preziose indicazioni, il solo fatto di averlo conosciuto di persona mi ha fatto guadagnare, istantaneamente, mille punti nella classifica di mamma figa dell’anno dei tre folletti, che mi guardano ora con ammirazione e fare rispettoso, come se, per il solo fatto di avere assistito al suo seminario, io mi fossi potuta trasformare, come miracolata, da avvocato amministrativista in guru della comunicazione on line.

Questo specialmente per il folletto tredicenne.

“Mamma, tu hai conosciuto QUEL Salvatore Aranzulla? Ti sei fatta fare VERO l’autografo?”

“Emh, no, non ci ho pensato…”

“Ma nemmeno un SELFIE?!?”

“Emh, veramente no, c’era un sacco di gente…”

“Ma mamma! Che razza di blogger sei???”

Già, che razza di blogger sono?

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Dopo neanche tre ore dalla mia partenza da casa, mentre ero intenta ad apprendere tutti i segreti del Vlog e dei canali YouTube, nel seminario tenuto da Alessandro Papadakis e Sistiana Lombardi (dal titolo Dal Blog al Vlog…istruzioni per l’uso), il cellulare (silenziato) ha iniziato a visualizzare forsennatamente messaggi per segnalarmi insistentemente che due bambini su tre presentavano febbre a trentanove, evidentemente colpiti dalla famosa sindrome meglio nota come “sindrome di quando la mamma si fa i cazzi suoi”.

Questa sindrome, conosciuta anche nella variante “sindrome di quando i genitori si fanno i cazzi propri” (ed escono da soli a cena fuori o vanno via da soli per un week end), o nella versione “sindrome di quando dobbiamo partire per le vacanze” (e abbiamo prenotato l’aereo, quindi non possiamo proprio partire un po’ dopo), fa sì che insorgano, a poche ore dall’evento, patologie a scelta, quali febbre, vomito, mal di testa, mal di pancia, orticaria, strane bolle in bocca non meglio identificate, e altre amenità.

Ho quindi provato ad adottare la controffensiva strategica (elaborata in anni di esperienza) dell’ “invece che lanciarmi sul primo treno a disposizione e tornare indietro con aria da salvatrice della patria, stile Giovanna d’Arco, provo a fare finta di niente per ventiquattrore, anche se in verità sono in preda all’agitazione più totale”.

Strategia poi trasformata, dato lo scarso successo, in “va beh, venite tutti qua a Milano (con febbre) così mi faccio lo stesso i cazzi miei, ma vi misuro trenta volte la febbre e vi metto personalmente la tachipirina”.

Sono riuscita (in parte) a vincere la mia timidezza e ho fatto amicizia con una blogger carina e simpatica, che ha un blog bellissimo (Mommyinlove), con la quale ho condiviso un panino sulle scale del Palazzo delle Stelline e parte dell’agitazione sopra descritta.

Tra parentesi, mi è molto piaciuta questa cosa che ci si presenta (anche) con il nome del blog (che si trova scritto anche sul badge, accanto al nome di battesimo), che fa pensare un po’ di essere in mezzo ad raduno di personaggi appartenenti a delle tribù indiane.

Io poi, con il mio “Penna a Spillo”, potevo quasi sembrare un capo tribù.

Ho conosciuto due dei miei blogger-mito Enrica Tesio (che ha tenuto il corso “I blog sono morti ma io mi sento piuttosto bene”, ha creato il “Manifesto delle mamme blogger” insieme alla platea, e mi ha anche fatto una dedica personalizzata sul suo libro “La verità, vi spiego, sull’amore”) e Marco Platti (The Queen Father), relatore nel MomTalk “Non solo Mommy: fashion, lifestyle, food…contaminazioni possibili”, ed ho capito che si può essere famosi e leader del settore, ma al tempo stesso restare se stessi, ed essere solari, brillanti e generosi di sorrisi e di consigli.

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Mi sono persa, purtroppo, un sacco di cose (tra cui La Pina di Radio Deejay, che adoro), che mi sarebbe tanto piaciuto seguire, un po’ perché alcune erano concomitanti e non sapevo se si poteva scorrazzare di qua e di là come una falena impazzita per cercare di seguire tutto (ma in effetti penso di no) e un po’ per disorganizzazione mia, che a un certo punto dovevo sempre scappare via come Cenerentola al ballo.

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Quindi, in conclusione, dopo il mio MammacheBlog 2015, il prossimo anno ci torno, e vedo di farmi istruire bene dai folletti prima di partecipare.

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