I miei libri preferiti di questa primavera

A me piace leggere e leggo continuamente, in tutte le stagioni dell’anno.

Di solito la primavera non è la stagione in cui leggo di più, perché il sole, il primo caldo, i colori brillanti, mi fanno venire voglia più che altro di uscire e passeggiare; ma quest’anno non fa altro che piovere, è giungo e sembra novembre, per cui il mio cervello ha registrato che è autunno, e che nel tempo libero stare in casa a leggere è la cosa giusta da fare.

Io di solito non leggo mai due libri dello stesso genere uno dietro l’altro, mi piace spaziare tra le categorie; a volte mi fisso con un autore (qui mi è capitato con Kent Haruf) e allora devo cercare di leggere tutto ciò che ha scritto, e questo comporta una divagazione.

A volte mi piace talmente tanto un autore che leggo anche i libri degli altri autori ai quali si è ispirato, oppure quelli che vengono paragonati a lui dai critici, e questo comporta che, per un certo periodo, io non riesca a concentrarmi su altri tipi di lettura.

Ma poi, generalmente, riprendo a spaziare di qua e di là, cambiando in continuazione i generi.

Non ho preclusioni di sorta, non cerco di leggere libri per forza impegnati o densi di significati, a volte ho bisogno di leggerezza, a volte di introspezione, a volte di imparare nuove nozioni, a volte di liberare la fantasia; cerco di leggere il libro che mi attira in quel momento, in base all’umore e alla fase che sto attraversando (spesso si tratta di libri per bambini).

In questa piovosa primavera questi sono i libri, di recente pubblicazione, che mi hanno conquistata.

Wednesday Martin

Nella giungla di Park Avenue

De Agostini Libri

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“Nella giungla di Park Avenue” è un libro molto accattivante, che si legge facilmente, e che tratta dell’alta società newyorkese, o meglio, delle donne dell’alta società newyorkese, residenti nella zona dell’Upper East Side di Manhattan, in cui la protagonista (nonché autrice del libo), proveniente dal Greenwich Village, si trasferisce a vivere in occasione della nascita del primo figlio.

Fin qui, nulla di particolare; ma la cosa bella, e a mio parere irresistibile, è che il libro è scritto da un’antropologa, che paragona quel gruppo particolare di madri dell’Upper East Side, nel quale lei stessa si inserisce, e del quale descrive caratteristiche, abitudini, vizi e virtù, ad un altro qualsiasi gruppo di primati, esaminandone gli atteggiamenti e le dinamiche con lo stesso metro di giudizio e metodo di studio con il quale, da antropologa quale è, potrebbe studiare un gruppo di scimmie.

A parte il fatto che i paragoni (fatte le dovute proporzioni) tra le madri di Park Avenue e i contesti di confronto, tipo i gorilla delle foreste o le tribù degli aborigeni australiani, sono realmente esilaranti, ciò che mi sconvolge è la realistica rappresentazione del fenomeno; in altre parole, il fatto che il paragone regge perfettamente, tra regole, rituali, totem e tabù.

Solo che, invece di sfidarsi a colpi di rituali primitivi e superiorità fisica, le madri in questione si sfidano a colpi di Birkin di Hermes, e mediante tecniche raffinate di esaltazione della propria prole.

Ma le dinamiche del gruppo, in positivo ed in negativo, sono e rimangono le stesse.

Un’analisi lucida e spietata, ed estremizzata per il contesto in cui è ambientata, ma che si presta benissimo ad essere applicata a moltissimi altri ambienti dove si riuniscono madri con figli in età scolare.

Kent Haruf

Benedizione

NNEditore

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Questo è il libro che ho letto in occasione del Bookeater Club di maggio di Camilla Ronzullo, alias Zelda was a writer, la conosciutissima e bravissima blogger che riunisce un gruppo di assidui e appassionati lettori da Rizzoli Galleria una volta al mese, proponendo un titolo che poi viene commentato e metabolizzato collettivamente.

A me piace il fatto di avere un “compito” da assolvere, ma più di tutto mi piace il fatto che leggere i libri insieme ad altre persone, e poterne discutere, o anche semplicemente ascoltare quali diverse reazioni lo stesso libro ha suscitato negli altri, è una cosa estremamente interessate.

Kent Haruf è uno di quegli autori (generalmente mi capita con gli scrittori americani contemporanei) che mi “costringe” a leggere tutto ciò che ha scritto.

“Benedizione”, infatti, edito in Italia da NNEditore, appartiene ad una trilogia, la “Trilogia della pianura”, di cui fanno parte anche “Canto della pianura” e “Crepuscolo”.

I tre libri, ancorché legati dalla medesima ambientazione, ovvero la cittadina immaginaria di Holt, in Colorado, vicino a Denver, ma non sono strettamente concatenati e, quindi, si prestano ad essere letti nell’ordine che si preferisce.

Trattasi di storie di vita di persone “normali” (nel senso in cui questa parola può essere adattata alla realtà della provincia americana), scritte in maniera straordinaria, con quella introspezione dei personaggi che ti scava dentro e ti inchioda al libro, finché non arriva l’ultima pagina.

E quando l’ultima pagina arriva, si sente il bisogno di restare ancora immersi in quella atmosfera, un po’ inquietante a dire la verità, precipitandosi a leggere anche gli altri libri della trilogia.

Ecco, questo è l’effetto che ha avuto su di me Kent Haruf, con quelle parole taglienti e precise che sembrano pennellate che dipingono un quadro, e quelle atmosfere un po’ respingenti e crude della provincia americana, che svelano in maniera magistrale tutte le sfumature dell’animo umano.

Renée Knight

La vita perfetta

Ed PIEMME

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E’ difficile parlare di un libro giallo senza svelarne la trama. Quindi cercherò di dire il minimo indispensabile per incuriosire sulla lettura di questo romanzo.

Il maggior pregio del libro sta nell’idea centrale: la protagonista, documentarista di successo, sposata con un figlio ormai grande, riceve in dono un libro, dal titolo “Un perfetto sconosciuto”, del quale non sa praticamente nulla; né chi lo ha scritto, né come sia arrivato nella sua casa nuova, nella quale ha appena traslocato.

Ma in questo libro, in maniera incredibile, è narrata una parte della sua vita, che appartiene al passato, che conosce soltanto lei e che non ha mai svelato a nessuno, neppure al marito ed al figlio.

La scommessa è quindi quella di comprendere chi ha scritto il libro, come fa a conoscere il passato della protagonista, e cosa vuole da lei.

Il ritmo è incalzante (non per niente l’Editore è il medesimo de “La ragazza del treno”, altro recente caso editoriale) e appartiene alla categoria del giallo psicologico, in cui la psicologia dei personaggi costituisce una importante chiave per tentare di risolvere l’enigma.

La tecnica del giallo è perfettamente rispettata, dato che fino all’ultimo non si riesce a comprendere la soluzione, nonostante gli indizi disseminati qua e là nelle pagine sin dall’inizio.

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