Rimmel 2015


Rimmel 2015

Arena di Verona 22 settembre 2015

Concerto Evento per il quarantesimo anniversario della pubblicazione dell’album cult Rimmel di Francesco De Gregori.

Insieme a Francesco De Gregori, a festeggiare: Ligabue, Elisa, Malika Ayane, Giuliano Sangiorgi, Fausto Leali, Fedez, Checco Zalone, L’Orage, Caparezza.

Rimmel

Quindici anni. Un motorino Sì Piaggio grigio con la sella lunga e la catena ricoperta di plastica verde (il MIO motorino). Una strada lunga da fare tutti i giorni da casa al liceo (almeno mezz’ora) e da scuola a casa.

A volte, in inverno, al buio, dopo avere studiato a casa di qualche amica.

Una sensazione di libertà e di gioia come solo a quindici anni si può avere.

E un album, scoperto solo allora (perché ero troppo piccola quando era uscito) di cui conoscevo (e conosco) ogni singola parola, per averlo cantato ogni singolo giorno su quel motorino: Rimmel di Francesco De Gregori, che ha accompagnato più di una generazione.

Rimmel, Pezzi di Vetro, Il Signor Hood, Pablo, Buonanotte Fiorellino, Le Storie di ieri, Quattro Cani, Piccola Mela, Piano bar. 

In pratica, la colonna sonora dei miei quindici anni.

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Detto questo, io non credo di riuscire a descrivere con le parole la sensazione che ho provato l’altra sera quando, entrando al buio sotto la luna, in una stracolma Arena di Verona, per il concerto evento organizzato per il quarantesimo compleanno di Rimmel, (che non mi sarei persa per nulla al mondo), in un’aria piena di elettricità contagiosa, ho sentito, prima ancora di vedere, quella voce inconfondibile e sempre uguale a se stessa cantare “avevo pochi anni, e vent’anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più” (Bufalo Bill).

Ora, quello che differenzia un concerto evento come questo da un concerto normale, credo che sia il desiderio, che si percepisce nell’aria, di tutti, cioè autore, pubblico e ospiti (fantastici), di festeggiare qualcosa di unico, che è di tutti e di ciascuno contemporaneamente.

Due ore e mezzo di concerto, trenta canzoni, tra cui i brani cult di Rimmel, cantate da tutta una serie di amici dalle voci incredibili.

Così, quando una spettacolare Malika Ayane ha cantato Pezzi di vetro, con l’arrangiamento di archi, si percepiva tutta l’emozione tangibile di chi ha avuto il dono ed il privilegio di cantare “quella” canzone in “quella” situazione.

E quando Elisa ha iniziato a suonare e cantare Buonanotte fiorellino, si sentivano, nella sua voce, più ancora di quel momento lì, tutte le volte in cui, come chiunque di noi, l’avrà cantata per conto suo, senza pubblico, per se stessa, o per qualcuno che non conosceremo mai.

Per non parlare del duetto di De Gregori con Luciano Ligabue per Alice, che solo a nominarlo fa venire la pelle d’oca.

E poi, le incredibili e potentissime voci di Fausto Leali, Giuliano Sangiorgi, Caparezza, la bravura e l’entusiasmo di Fedez e degli Orage, che pure appartengono a tutta un’altra generazione.

L’insospettabile (per me) voce di Checco Zalone, che oltre a cantare, suona benissimo il piano, e che infatti, dopo un excursus (ironico) di pezzi di De Gregori con le voci degli altri cantanti, ha cantato (serissimo) Pianista di piano bar, con un trasporto da vero artista poliedrico quale è.

Rimmel 2015

E ancora, musica, interventi, omaggi di chi, interpretando una canzone, regala all’autore la sua voce per cantare quel brano, e al tempo stesso gli è grato per averlo potuto cantare.

Ma nel concerto evento, non è tanto, o non solo, l’abilità dei singoli che ti resta dentro, quanto, piuttosto, la sensazione di avere vissuto un’emozione fortissima che accomuna tutti, perché, in fondo, il bello delle canzoni di Francesco De Gregori (e di quelle di Rimmel in particolare) è che sono senza tempo, perché dipingono delle immagini che ti restano dentro per sempre.

E così, ciascuno di noi è rassicurato dal fatto che “Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina”, che “Con le mani posso fare castelli, costruire autostrade, parlare con Pablo”, e che l’uomo che salta e vince sui vetri “Spezza bottiglie e ride e sorride, perché ferirsi non è possibile, morire meno che mai e poi mai”.

E che “Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro“, ma soprattuto che “Alice guarda i gatti”, e li guarderà per sempre.

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