Show cooking 2015

Ho preso parte ad un evento con show cooking organizzato nel ristorante dello chef Filippo La Mantia, a Milano, nel corso del quale, oltre ad assaggiare i suoi fantastici piatti, ho potuto osservare lui all’opera, mentre preparava il primo (conchiglioni con ricotta, caciocavallo, menta e zenzero).

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Devo dire che lo show cooking, o cooking show che dir si voglia, è veramente una bella idea (l’anno scorso, nello stesso periodo, ne ho visto uno con Carlo Cracco, descritto in questo post), ed è sempre piacevole da osservare lo chef all’opera, un po’ per via della partecipazione dal vivo alla preparazione del cibo, che da’ sempre la sensazione di poter carpire qualche segreto, un po’ per il clima di convivialità che si crea inevitabilmente quando tante persone si riuniscono intorno ai fornelli.

E’ una sensazione davvero coinvolgente, che si prova anche partecipando ai corsi o seminari di cucina, ma che, in questo caso, è resa ancora più emozionante dall’idea di essere in presenza di un grande chef.

Sembra tutto così facile, divertente, allegro e colorato; ma si intuisce benissimo che, una volta a casa, sarà tutto diverso (almeno per me); gli ingredienti non collaboreranno allo stesso modo, la cottura della pasta sarà completamente diversa, il risultato finale non sarà nemmeno lontanamente paragonabile con quello assaggiato.

Dato che a me piace sempre sapere qualcosa delle persone che incontro, ho letto la biografia di Filippo La Mantia, ed ho scoperto che è nato come fotoreporter, ed è diventato chef soltanto ad un certo punto della sua vita, dal 2001 in poi, dopo averlo deciso così, di punto in bianco; il che non fa altro che aumentare la mia stima del personaggio.

Da fotografo a chef, con il desiderio di trasmettere il messaggio, da lui stesso indicato nelle diverse interviste, che “se vuoi fare davvero una cosa la puoi fare, che non bisogna mai avere paura”. 

In verità lui non ama definirsi chef, ma oste e cuoco.

Mi piace questa idea un po’ romantica dell’oste che ti accoglie, cucina per te, ti fa stare bene a tavola e poi ti accompagna fino all’uscita, con calma, senza metterti fretta.

   Show cooking Filippo La Mantia

E’ noto il suo amore per la materia prima, che lui così spiega e definisce nel suo sito:

“Per me è un ricordo che passa attraverso il tatto. Mio nonno mi portava in carrozza al

mercato della Vucciria di Palermo. Tra quei banchi ho imparato a conoscere il cibo. Basilico, menta, finocchietto fresco, melanzane, arance. Sapori e profumi che porto sempre con me”.

Ed poi, nel vederlo cucinare, dato che mentre cucina ovviamente parla, si sente il suo gradevolissimo accento siciliano; accento che, per un cuoco così legato al proprio territorio, colora le pietanze ancor più degli ingredienti.

Ecco i piatti che ho assaggiato e fotografato l’altra sera, per potermeli ricordare, anche visivamente.

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Quella di scattare foto ai piatti è una cosa che faccio sempre, anche perché, a volte, sono talmente belli che sembrano opere d’arte, ed è quasi un peccato mangiarli, anche se il loro destino è proprio quello; ma fotografarli è un modo semplicissimo per renderli immortali, prima di farli sparire definitivamente nello stomaco.

Come antipasto, parmigiana di funghi e zucca.

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Come primo, oggetto appunto della dimostrazione, conchiglioni con ricotta, caciocavallo, menta e zenzero, preparati con l’inseparabile frullatore, che ho capito essere uno strumento/accessorio base della sua cucina.

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Come secondo, falsomagro con salsa di mandorle tostate (ma c’era anche la tonnina “ammuttunata” con il sugo).

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Come dolce crema soffice al caffè, croccante di riso soffiato e mascarpone con caramello al mou salato.

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In conclusione, l’esperienza è stata totalmente positiva e mi ha indotto alcune riflessioni.

E’ valsa la pena di passare i tre giorni successivi a bere centrifughe al posto del pranzo, nel tentativo di bilanciare tutto quel tripudio di calorie.

Ho rivalutato enormemente il frullatore acquistato (più che altro per ragioni sentimentali) negli U.S.A., stile cucina americana anni cinquanta, che fino ad oggi aveva avuto più che altro una funzione di arredo del piano cottura, ed ora invece finalmente lavora a pieno ritmo, triturando tutto quello che capita a tiro.

Continuo a cucinare in maniera abbastanza scadente le stesse cose di prima, ma illustro con dovizia di particolari e grande entusiasmo tutti i passaggi al mio pubblico, costituito dal folletto piccolo, che mi guarda estasiato con il pigiamino dei Minions, e da tutta la sua schiera di peluches.

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