Solo bagaglio a mano

Solo bagaglio a mano

Gabriele Romagnoli

Feltrinelli, 2015

Già stregata dal “Magico potere del riordino” di Marie Kondo, che mi ha fatto svuotare la casa in un pomeriggio, non ho potuto resistere quando ho visto il nuovo libro di Gabriele Romagnoli, il cui titolo non lascia dubbi sul contenuto.

Si intitola “Solo bagaglio a mano”, ed è fresco di stampa (è stato presentato nei primi giorni di settembre).

La mia amica pusher di libri me lo ha consegnato alle sei del pomeriggio, e l’ho letto in circa quattro ore (purtroppo con numerose interruzioni necessarie per sedare alcune risse tra i folletti, dar loro da mangiare, costruire alcuni piatti di finta pizza e finte torte con il Didò e scendere in cantina a recuperare il quaderno di geometria dell’anno scorso, che grazie al cielo si era salvato dal repulisti di agosto, avvenuto in conseguenza della lettura de “Il magico potere del riordino”).

Però è così: se un libro ti prende, non esiste la possibilità di lasciarlo andare nemmeno per un minuto, semplicemente perché non vedi l’ora di buttarti in quel mondo parallelo che si crea per tutto il tempo in cui lui sta con te, fino a quando non arriva l’ultima pagina.

“Solo bagaglio a mano” si colloca per certi versi nella filosofia del potere del riordino mariekondiano, ma va ben oltre; invita a liberarsi del superfluo, ma soprattutto, e prima ancora, a riflettere e considerare quali e quante cose, che consideriamo indispensabili, sono, in realtà, superflue.

Questo non solo con riferimento agli oggetti (che pure hanno una loro vita e personalità), ma anche, e soprattutto, con riguardo a tutto il resto.

La frase riportata sul retro di copertina dice tutto:

“In ogni istante, anche ora, anche intorno a voi, finiscono amori, si sgretolano patrimoni, vengono cancellate esistenze irrinunciabili e contemporaneamente si accendono altre passioni, crescono nuove fortune, sbocciano splendide vite. E si va avanti.”

Gabriele Romagnoli è, prima di tutto, un viaggiatore: ha visitato 73 paesi (di cui ci sono ampie tracce nel libro, attraverso aneddoti e descrizioni, che rendono accattivante la lettura), abitato in quattro continenti, traslocato 27 volte, e vissuto in diverse città, estremamente diverse tra loro, come Beirut e New York; e forse proprio nel viaggiare sta il segreto di capire ciò che serve veramente e cosa no. E’ proprio viaggiando che bisogna fare delle scelte su cosa portare e cosa no, e solo viaggiando, e portandosi dietro tante volte cose inutili, si capisce che molte di queste non servono e se ne può tranquillamente fare a meno.

E, forse, in ultima analisi, tanti non riescono a viaggiare proprio perché non sanno a cosa rinunciare, e proprio non è possibile portarsi tutto dietro.

Ecco la frase, all’interno del libro, che mi ha colpito e che sintetizza tutto questo “se fermaste cento persone in partenza all’ingresso di un’aeroporto, notereste una statistica, una proporzione inequivocabile: grande viaggiatore, piccolo bagaglio, e viceversa. L’esperienza aggiunge, ma anche insegna a togliere, Avvicina al nocciolo, all’indispensabile”.

Ma il bagaglio a mano di Romagnoli è solo lo spunto per riflettere, più in generale, su tutte le cose inutili che affollano la nostra esistenza, senza che ce ne rendiamo conto.

Il bagaglio, cioè, non è solo il bagaglio del viaggiatore, ma il bagaglio personale di vita che ognuno di noi si porta dietro, dopo avere avuto il coraggio di lasciare andare tutto il superfluo.

Ma qual’è il superfluo? Questo è il bello del libro, e non voglio svelare troppo, ma una accenno bisogna farlo, per capire.

Si tratta di cose come le certezze, la doppia vita, i ricordi e le informazioni inutili, i contatti e le cose che non hanno (o non hanno più) un significato.

Utilizzando le parole del libro: “quando devi portare una quantità limitata di vestiti, pensi ai capi indispensabili. A quelli multifunzionali, o intercambiabili (…) sono tutte metafore di molti rapporti della vita, quasi tutti. L’indispensabile. Ciò o colui che si adatta facilmente, Quel che davvero ci piace. Di fronte a una valigia grande si tende a riempirla con quel che ci sta. Nel bagaglio a mano entra quel che si vuole”.

Facile? No, difficilissimo.

Ma il fatto che qualcuno ci sia riuscito mi fa venire la fortissima tentazione di provarci.

Anche perché, la fuori, c’è tutto un mondo.

In conclusione: un libro bello, anzi bellissimo; ora vado a rileggerlo altre tre volte, altrimenti finisce troppo presto, e non sono ancora pronta per lasciarlo andare.

Solo bagaglio a mano

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