Idee per il week end: Genova (parte seconda)

Come ho scritto nel primo post “Idee per il week end: Genova (parte prima)“, non è facile descrivere la propria città, perché è solo con gli occhi del viaggiatore che si riesce a vedere quella bellezza che l’abitudine porta, piuttosto, a trascurare; con questo spirito ho cercato di fare un giro per Genova, cercando di non dare nulla per scontato, e questa è la seconda parte del mio tour, con tutto ciò che suggerirei di non perdere ad un amico che decidesse di visitarla.

Acquario

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Ogni città di mare dovrebbe avere un Acquario.

Perché ricorda chi vive nel mare che circonda l’abitato, cosa c’è in effetti dentro a quella distesa d’acqua che chi abita in una città di mare è abituato a vedere tutti i giorni spuntare in fondo alle strade cittadine, a conoscere e a frequentare, senza tuttavia quasi accorgersene.

Ogni viaggiatore che viaggia in una città di mare dovrebbe avere la possibilità di visitare un Acquario, perché è così che la conoscenza della città è completa e si crea una vera empatia con i suoi abitanti.

E, per fortuna, Genova l’Acquario ce l’ha.

Acquario di Genova

E’ un acquario bello grande, con tante vasche e tanti spunti, che piace a tutti; ma soprattutto è un acquario vivo, abitato da studiosi e ricercatori, che approfondiscono continuamente le evoluzioni delle specie marine e fanno progetti per difenderle dall’estinzione.

E poi, di tanto in tanto, nascono i nuovi cuccioli, che sono un po’ figli di tutta la città.

Inoltre, particolare non da poco, l’Acquario è inserito nel giusto contesto, cioè quel porto antico che sta diventando sempre più il vero punto di aggregazione della città, ancora più del centro, che da lì si raggiunge, comunque, comodamente a piedi.

 Si visita facilmente durante tutto l’anno, senza particolari code o difficoltà (www.acquariodigenova.it).

Palazzo Ducale

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Dal Porto Antico, attraverso Via San Lorenzo, si sale su, verso il centro cittadino, e si arriva a Palazzo Ducale, vero e proprio simbolo della città.

Il Palazzo affaccia, da un lato, su Piazza Matteotti, dall’altro, su Piazza De Ferrari e, da entrambe le parti, la visuale è incantevole.

Ma soprattutto, Palazzo Ducale è, nel suo piano terreno, completamente aperto, e forma una specie di piazza al coperto, perfetta per farsi un’idea della struttura architettonica, e per darsi un appuntamento quando piove.

Le mostre d’arte più importanti della città, generalmente, si tengono qui, dunque le occasioni per visitarlo non mancano (in questo momento, dal 25 settembre 2015 al 10 aprile 2016, attiva la mostra Dagli Impressionisti a Picasso e, dal 3 ottobre 2015 al 24 gennaio 2016, la mostra fotografica di Brassai per l’Amour de Paris www.palazzoducale.genova.it).

I saloni del Maggior Consiglio e del Minor Consiglio, hanno soffitti affrescati che non hanno nulla da invidiare ai palazzi reali di tutta Europa.

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Via Garibaldi (Musei di Strada Nuova, Palazzi dei Rolli)

Via Garibaldi è l’esempio di cosa siano i Palazzi storici genovesi. Ciò che impressiona è la quantità di Palazzi, uno dietro l’altro, uno più bello dell’altro, con scenografici atri, scalinate, saloni affrescati, giardini, alcuni dei quali adibiti a Musei (i Musei di Strada Nuova, tra cui Palazzo Banco e Palazzo Rosso).

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Tanto per dare un’idea, all’epoca dell’antica Repubblica, tra cinquecento e seicento, esistevano degli elenchi, i cosiddetti Rolli di Genova, con le liste dei circa centocinquanta palazzi (alcuni dei quali, tra i più prestigiosi, concentrati, appunto, in Via Garibaldi) e delle dimore eccellenti delle nobili famiglie genovesi, che ambivano a ospitare – sulla base di un sorteggio pubblico – le alte personalità in transito per visite di stato, tipo re, cardinali, dogi e principi.

In epoche successive, le stesse abitazioni hanno ospitato viaggiatori illustri che includevano il capoluogo ligure nei loro viaggi culturali o turistico-economici.

Molti di questi palazzi, circa una quarantina, perfettamente conservati, dal 2006 sono stati inseriti nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

Periodicamente, durante i Rolli days, vengono aperti al pubblico e resi visitabili per più giorni consecutivi, con lungo orario e con una serie di iniziative collaterali (www.rolliestradenuove.it).

Da vedere.

Nervi, il parco e la passeggiata

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La città, nella sua parte di levante, è formata da tanti quartieri,  in fila uno dietro l’altro, che una volta erano piccoli borghi sul mare, Sturla, Quarto, Quinto, Nervi.

Mantengono, ancora oggi, la loro caratteristica di veri e propri paesini dentro la città, con la piazza, la chiesa, i piccoli negozi, la spiaggia, gli scogli, e l’accesso al mare.

Nervi è quello più esterno, l’ultimo della fila, confine ad est con la Riviera di Levante, che ha conservato forse ancora di più queste caratteristiche.

Partendo dalla piazzetta, attraverso il Viale delle Palme, si raggiunge la passeggiata a mare, a strapiombo sulla scogliera, piena di fascino sempre, nelle giornate limpide, con le panchine addossate al muraglione della ferrovia per prendere il sole, e in quelle burrascose, spazzata dalle onde delle mareggiate.

Alle spalle della passeggiata a mare, si trova l’entrata dei Parchi che, per gli appassionati della danza come me, rimarranno sempre l’indimenticabile location del Festival internazionale del Balletto di Nervi dove, sul palco allestito in mezzo ai pini marittimi a picco sul mare, si esibivano Rudolph Nureyev e Carla Fracci (e molti altri).

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Trofie al pesto

O meglio, trofie, gnocchi, lasagne al pesto. Quel pesto fatto con basilico, sale, olio, pinoli, aglio, parmigiano e pecorino, nel mortaio, nel frullatore, o in qualsiasi altro modo, che ha una ricetta diversa per ogni famiglia della città, conservata più o meno gelosamente, e tramandata da una generazione all’altra (io stessa, che pure non sono una gran cuoca, lo concepisco solo fatto con la ricetta di mia nonna).

Quel pesto che si trova in tutte le trattorie, i ristoranti, i locali della città, che vanno provati un po’ tutti per poter stilare la propria personale classifica.

Genova è, infatti, una di quelle città dove la tradizione gastronomica si conserva perfettamente; non è necessario andare in un posto particolare per assaggiare il vero pesto, basta infilarsi in uno qualsiasi dei locali che ispirano durante la visita della città, cercando di non farsi scoraggiare dall’atteggiamento un po’ ruvido e a volte non proprio ospitalissimo dei ristoratori (a Genova è così, fa parte del folclore locale).

Il pesto è pesto, ma per chi fosse interessato alla cucina tradizionale genovese, non bisogna farsi scappare anche farinata, cappon magro e cima.

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