Seychelles Diario di viaggio Parte uno Mahé

Come sempre, ciò che più di ogni altra cosa mi conquista è la luce.

Questo viaggio alle Seychelles, che mi accingo a raccontare, è fatto di tantissime cose: di mare, di mille gradazioni di blu e di turchese, di vegetazione rigogliosa, di foresta, di granchi sulla sabbia di notte, di gite in barca, di frutta coloratissima, ma soprattutto di luce, una luce abbagliante, fortissima, equatoriale, che avvolge tutto dalla mattina alla sera, e che cambia nel corso della giornata e fa sembrare lo stesso posto diverso a seconda delle ore del giorno.

Sarà che, venendo dall’inverno londinese, quest’anno ne avevo forse ancora più bisogno del solito, sarà che la lontananza dal mare mi fa desiderare ancora di più i colori brillanti, ma la luce abbagliante dell’equatore è la prima cosa che noto appena arrivata qui, e quella sensazione non mi abbandonerà mai, durante tutta la durata del viaggio.

E’ la prima volta, per noi, alle Seychelles ed è la prima volta nel continente africano, quindi siamo curiosi più del solito.

L’arrivo a Mahè

Arriviamo all’aeroporto di Mahè dopo un volo da Milano con stopover di ventiquattrore a Dubai.

Lo stopover, nei viaggi intercontinentali, è diventata un’abitudine, ci siamo affezionati, ci consente di spezzare il viaggio e di visitare anche un altro posto diverso prima di arrivare a destinazione.

E’ una sosta che permette di spezzare il viaggio in due, in questo caso cinque ore e mezzo da Milano a Dubai e quattro ore e mezzo da Dubai a Mahè, dormendo una notte, o addirittura due, come nel nostro caso, in una località intermedia.

Non è molto, per visitare una località, ma è sufficiente per farsene un’idea, e non modifica il piano voli ed i relativi costi.

Sullo stopover a Dubai, che abbiamo fatto anche l’anno scorso mentre andavamo a Hong Kong ho scritto questo post, che potete leggere cliccando qui.

Già dall’aereo, la sensazione è molto intensa, si vedono queste isole in mezzo all’oceano indiano che sembrano gioielli.

Appena scesi dall’aereo, il caldo umido ci assale, e ci fa capire che siamo vicinissimi all’equatore.

Poi, all’improvviso, piove, uno scroscio veloce e fortissimo che ci coglie alla sprovvista, ma nel giro di un quarto d’ora, le nuvole si diradano e torna il sereno.

L’autista del taxi che ci porta al nostro resort ci spiega che qui è così, altrimenti non si spiegherebbe tutta questa vegetazione verdissima e rigogliosa (beh, in effetti); ogni tanto si addensano le nuvole, piove, e poi torna a risplendere il sole cocente.

Arriviamo presto alla nostra destinazione, H Resort Beau Vallon beach, attraversando la capitale dell’isola di Mahè, la cittadina di Victoria, piccola e coloratissima, con un piccolo Big Ben nella piazza centrale, testimonianza della passata dominazione britannica.

La spiaggia di Beau Vallon

La spiaggia di Beau Vallon è molto bella, è parecchio lunga e la sabbia è bianchissima.

E’ la classica spiaggia tropicale, con le palme e le piante che arrivano quasi vicino all’acqua e regalano l’ombra, cosicchè, nonostante i raggi del sole fortissimi e diretti, non c’è bisogno di ombrelloni e attrezzature varie, che disturberebbero il paesaggio.

Nella prima parte della spiaggia si concentrano alcuni resort, simili al nostro, mentre nella parte finale si trovano vari localini per mangiare sulla spiaggia (sulla spiaggia nel vero senso della parola, cioè con i tavoli nella sabbia), e alle spalle una sorta di camminamento tra gli alberi con banchetti di frutta coloratissima e street food, olrechè piccoli chioschi che organizzano escursioni in barca in giornata verso le altre isole, principalmente Praslin e La Digue.

Lungo la spiaggia di Beau Vallon non mancano vari tipi di sport acquatici, in particolare il water parachute, altrimenti detto paracadute attaccato al motoscafo, che, tra le mie proteste di madre apprensiva, verrà sperimentato da entrambi i miei folletti più piccoli (accompagnati dal papà, io declino con nonchalance).

Noto subito con piacere che l’incredibile bellezza del luogo ha un effetto sedativo sui miei tre folletti.

Il quindicenne, che si lamenta incessantemente della lontananza dai suoi amici da quando abbiamo messo il piede sull’aereo, ha alcuni attimi (pochi) di contemplazione entusiastica dell’orizzonte e del panorama; i due piccoli, che litigano e si azzuffano incessantemente durante tutto il giorno, si separano in maniera spontanea, e trovano momenti di calma e tranquillità impegnati ad esplorare il territorio (separatamente).

La spiaggia cambia durante la giornata, e assume colori e sembianze diverse a seconda dei vari momenti: mattino, pomeriggio, tramonto, imbrunire.

Non so cosa scegliere, quindi scatto foto un po’ a tutte le ore del giorno e della sera.

H Hotel Resort Beau Vallon Beach

Anche il resort è davvero bello. E’ nuovissimo, ultimato da poco, completamente immerso nella vegetazione circostante, e con servizio eccellente.

Tra un bungalow e l’altro ci sono vialetti completamente circondati da piante verdissime e rigogliose, e dei cartelli che ci avvertono che è meglio non calpestare l’erba, presidiata da lumache giganti.

Non c’è alcuno sbarramento tra il resort e la spiaggia, in pratica la spiaggia ed il mare sono la naturale continuazione dell’hotel, e questo crea una bellissima sensazione di perfetto inserimento nel contesto naturale che ci circonda.

Anche di sera è bello.

Ci sono tre ristoranti, di cui uno direttamente sulla sabbia, uno giapponese con cucina a vista nel giardino tropicale ed un terzo, Trader’s Vic, con musica dal vivo.

C’ è un fantastico cocktail bar e le capanne, i ponti in legno e i vialetti illuminati, di notte, creano un effetto molto suggestivo.

Li proviamo tutti e tre nel corso della vacanza, con grande soddisfazione, ma la cosa che ci piace di più per la nostra cena è attraversare a piedi nudi l’intera spiaggia completamente buia, per raggiungere i piccoli ristoranti dall’altra parte della baia, con tavoli di legno appoggiati direttamente sulla sabbia a pochi passi dall’acqua.

La spiaggia di notte è bellissima, illuminata solo dalle luminosissime stelle dell’equatore e dalle torce dei nostri iphone, utili più che altro per schivare i numerosissimi granchi, che di giorno si nascondono nella sabbia, ma di notte escono fuori e corrono avanti e indietro.

Il nostro preferito è La Plage, con cucina creola e pesce freschissimo e musica di sottofondo che si accompagna benissimo con il rumore del mare.

Anche il ritorno sotto le stelle è avventuroso; sale la marea e quindi, per la gioia dei folletti, dobbiamo immergerci in acqua parecchie volte fino alle ginocchia per superare i punti più insidiosi.

E’ bellissima la sensazione di prepararsi per andare a cena e, invece di scarpe e  borsetta, doversi munire di torcia e infradito; sento che potrei abituarmi senza grandi difficoltà.

I primi tre giorni trascorrono più o meno così, nel tentativo di non scottarci per il sole cocente dell’equatore; non facile per me l’inseguimento costante dei tre folletti, nel disperato tentativo di cospargerli di crema solare che odiano sopra ogni cosa, e che mi costringe a estenuanti trattative.

Mi piace osservare la vita della spiaggia, così diversa dalle nostre spiagge del mediterraneo per la presenza di questa vegetazione così rigogliosa e intensa che fa parte dell’ecosistema marino.

Ma dopo pochi giorni di totale relax, non appena riusciamo a prendere cognizione del territorio, organizziamo la nostra escursione in barca a PraslinLa Digue e Curieuse Island, la fantastica isola della tartarughe giganti, che vi racconto nel prossimo post (to be continued, per leggere il seguito cliccate qui).

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