USA 2016 parte 3 Las Vegas

Accecante. Esagerata. Unica.

Questi i primi tre aggettivi che mi vengono in mente per definire Las Vegas.

E’ come un’astronave nel deserto, atterrata lì, in mezzo al nulla, tra i canyon e i cactus, con tutto il suo carico di luci colorate e di marziani che la popolano.

Non è bella, non è antica, non ha monumenti, non è elegante, o culturalmente importante.

Eppure ha il suo fascino, e va vista.

Così, senza preconcetti, senza scetticismo, cercando di calarsi in quell’atmosfera vorticosa, rutilante, fantasmagorica, abbagliante, piena di luci, di neon, di suoni e di colori, di Elvis che spuntano da tutte le parti, di scritte gigantesche che annunciano tutti i tipi di spettacoli possibili ed immaginabili, di passerelle sopraelevante che ti portano da un albergo all’altro, di slot machines sempre in funzione, giorno e notte.

Un po’ fashion, nella parte centrale della Strip, con gli alberghi lussuosi ed i ristoranti degli chef stellati più importanti del mondo, ma anche un po’ vintage, e un po’ trash, nella parte più datata (Downtown Las Vegas).

Un po’ quella di Proposta Indecente, con Demi Moore e Robert Redford, con la fotografia patinata di Adrian Lyne, ma anche un po’ quella di Via da Las Vegas, con Nicholas Cage ed Elisabeth Shue, con tutto il suo struggente carico di umanità e di tragicità.

Insomma strana, piuttosto kitch, ma sicuramente da visitare, per farsene un’idea personale.

IMG_7326

Las Vegas by day

IMG_7151

Di giorno splende per il sole a picco (300 giorni all’anno, secondo le statistiche), e per il suo clima arido e secco (mai avuti capelli così lisci senza andare dal parrucchiere).

La Strip (che, come tutti sanno, è la via principale, dove si concentrano tutti gli Hotel di lusso ed i Casinò) è tutto un susseguirsi di alberghi a tema, ognuno con il proprio mood; nel primo tratto ci sono il Luxor, con le piramidi, la Sfinge e le statue dei faraoni (per il folletto piccolo “quei gatti dove ci si arrampica”), New York New York, con lo skyline di Manhattan, la statua della libertà, il ponte di Brooklyn ed un gigantesco Roller Coster che attraversa il tutto, Excalibur, con castello medioevale, dalle torri rosse e blu, che sembra fatto di lego; e ancora, Paris, con la Tour Eiffel, l’arco di trionfo, la facciata del Louvre e una enorme mongolfiera (non ho capito bene il perché della mongolfiera).

IMG_7135

IMG_7127

IMG_7254

Proseguendo lungo la Strip si incontra il Bellagio, con il suo spettacolo di fontane danzanti che ricorda quello davanti al Burj Khalifa di Dubai; in pratica, ogni 30 minuti, una serie di getti d’acqua esplodono e si muovono a ritmo di musica, creando una serie di coreografie sempre diverse tra loro, in qualche modo ipnotiche. Lo spettacolo è completamente gratuito e ben visibile dalla strada.

E ancora (solo per citarne alcuni) The Venetian, forse il più kitch di tutti, con ponte di Rialto e il Campanile di San Marco, canali che girano tutto intorno all’Hotel e gondole in puro stile veneziano, il Flamingo, con fenicotteri rosa a profusione, Circus Circus, fatto come un tendone del circo vero, Treasure Island, e, ovviamente, The Cesar Palace, in stile antica Roma, uno dei primi ad essere costruito, vera e propria icona di Las Vegas.

Tutti gli alberghi hanno il Casinò al loro interno e, in un modo o nell’altro, per andare da qualsiasi parte, devi sempre passare attraverso il Casinò.

 IMG_7314

IMG_7316

La cosa bella e assurda è tutto questo mix; fenicotteri rosa vicino al Ponte di Rialto, antica Roma con accanto qualsiasi tipo di fast food, Tour Eiffel con la sua mongolfiera davanti, Piramidi egiziane con accanto la Statua della libertà e con di fronte la gigantesca chitarra dell’Hard Rock Cafè.

Il tutto è completato da personaggi variopinti, che spuntano fuori da tutte le parti; Spongebob e antichi romani, personaggi di Star Wars e cantanti più o meno improvvisati, Elvis e ballerine seminude con cinque gradi (ah sì, dimenticavo di specificare che a Las Vegas a Natale fa freddo, anche se mi rendo conto che suona strano, dato che per la maggior parte dell’anno fa un caldo impossibile).

Così, tutto mescolato insieme senza né capo né coda.

E’ tutto un saltellare di qua e di là, un po’ sui marciapiedi, un po’ sulle passerelle, senza un senso logico, senza un percorso prestabilito, in attesa di vedere cosa c’è un po’ più avanti, fino a che punto si spinge tutto questo insieme di attrazioni che non smette di sorprenderti.

Las Vegas by night

Anche se, di fatto, Las Vegas è la città che non dorme mai, e quindi non c’è grandissima differenza tra il sorgere del sole ed il calare delle tenebre perché gli spettacoli, i Casinò, i ristoranti, non chiudono mai, è di notte che la vera città si mostra e rivela la propria anima.

Perché di notte si accendono tutte le luci ed i neon incredibili, giganteschi, esagerati, ipnotici.

Di notte si accende l’astronave nel deserto.

E’ un po’ come con l’albero di Natale; di giorno sembra già bello, con tutte le sue decorazioni e i festoni luccicanti, ma quando è buio, e si accendono tutte le lucine è un’altra cosa, ed è lì che si sprigiona tutta la sua magia.

La Strip di sera è piena di vita, di energia, di musica, di sogni e di illusioni.

E’ un flusso interminabile di persone che girano, entrano ed escono dai locali, bevono, mangiano, giocano, ballano, senza sosta, senza interruzione, senza orari, senza regole, come un fiume in piena che attraversa la notte; d’altra parte, come si sa “what happens in Vegas, stays in Vegas”.

Treasur Island Las Vegas

IMG_7379

IMG_7253

A Capodanno, la Strip viene chiusa, a partire da una certa ora in poi, e l’arrivo del nuovo anno viene celebrato con fantasmagorici spettacoli di fuochi d’artificio.

Migliaia di persone si riversano lungo la Strip per aspettare il count down, esattamente come avviene tre ore prima a Times Square, dall’altra parte del continente.

Tutto il luccichio della città è, se possibile, ancora più amplificato, in una sorta di esplosione che genera un’energia davvero vorticosa.

Dopo San Diego (USA 2016, parte 2, San Diego), la visita a Las Vegas, per noi, conclude la prima parte del viaggio, dedicata alle città, e segna l’inizio della seconda parte, molto più wild e completamente on the road, di circa tremila cinquecento chilometri, nei meravigliosi parchi USA, a cavallo tra Utah, Arizona e Nevada (to be continued)

Ancora nessun commento.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *