Day 2

Continua la scoperta di Hong Kong: Stanley, Repulse Bay ed il Tempio sul mare di Tin Hau; Victoria Peak e Aberdeen.

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Viaggiare per la prima volta in un posto nuovo, soprattutto se questo si trova in un altro continente, è un’esperienza particolare, perché tutto è scoperta.

Non solo le strade e i luoghi, ma anche, e soprattutto, i colori, i suoni, il cibo, le abitudini.

Ogni città è un mix di tutte queste cose, che si incontrano subito, sin dal primo momento, creando quell’atmosfera che si fissa nella mente e ci rimane per sempre.

La stessa atmosfera che rispunta fuori, all’improvviso, ogni volta che, in seguito, anche a distanza di molto tempo, si ripensa a quella città.

Di Hong Kong colpiscono subito il linguaggio, le scritte ed i suoni.

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Le scritte in cinese sono bellissime da guardare, anche se, per me, non è comprensibile nulla del loro significato.

Della lingua parlata colpiscono i suoni, in particolare le modulazioni del cinese, così musicali, e così diverse dal nostro modo di esprimerci.

Ad Hong Kong i residenti parlano anche, ovviamente, l’inglese, ma è un inglese particolare, con inflessione cinese, difficilissimo da capire.

Anche i colori sono particolari; il cielo è sempre un po’ grigio, tipico di una città fortemente piovosa, ma la città, forse per contrasto, è piena di colori brillanti, per le strade, sui muri, nei mercati.

Stanley

Dopo il primo giorno di ambientamento, l’esplorazione di Hong Kong continua con la visita di altre località, lontane dal centro.

Questa volta ci accompagna una persona che ad Hong Kong è di casa, e che ci fa da cicerone, spiegandoci un sacco di cose.

Il primo posto che visitiamo è Stanley, un piccolo paesino di mare al di là delle colline, dalla parte opposta del centro.

Per arrivarci attraversiamo il luogo dove una volta sorgeva il vecchio aeroporto internazionale di Hong Kong, prima che venisse realizzato quello nuovo, progettato da Norman Foster e costruito su un’isola artificiale creata appositamente.

Ne avevo sentito parlare, ma vederlo da vicino, fa veramente impressione; in pratica, la pista di atterraggio è talmente racchiusa tra i grattacieli che sembra un cortile e ti dà la sensazione che, atterrando, avresti potuto tranquillamente vedere all’interno delle case della gente, e salutare con la mano la nonna che preparava la cena.

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Stanley è una località molto piccola, che ricorda i paesini della nostra Riviera.

C’è un mercato coloratissimo, il mare è tranquillo e lambisce la spiaggia, costeggiata da una passeggiata con tanti ristoranti; il colore del cielo è un po’ plumbeo, come credo sia qui per la maggior parte dell’anno.

In fondo alla passeggiata c’è un tempio minuscolo, dedicato alla divinità che protegge la fertilità femminile.

La cosa bella di questi templi è che spuntano così, quando meno te lo spetti, e trasmettono sempre una sensazione di calma e di allegria.

Repulse Bay ed il Tempio sul mare di Tin Hau

Dopo una breve sosta, procediamo per un’altra località di mare, non molto distante, che si chiama Repulse Bay, dove si trova il tempio di Tin Hau, placidamente adagiato sulla spiaggia di fronte al mare.

E’ incredibile ed estremamente affascinante, per un occidentale, vedere una cosa del genere: il tempio è enorme, completamente all’aperto, e si snoda  lungo la spiaggia protendendosi nel mare.

E’ tutto composto da statue giganti, coloratissime, che raffigurano le varie divinità; credo che, in questo caso, niente come le immagini riesca a rendere l’idea.

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Ogni statua simboleggia qualcosa e tutte sono, in qualche modo, connesse tra di loro; ogni scritta, incisione, struttura, è collegata all’altra da una storia, via di mezzo tra il mito e la fiaba, che potrei stare ad ascoltare per ore.

Hong Kong Victoria Peak

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L’ultima tappa della giornata, giunti ormai quasi al tramonto, è il Victoria Peak, stupendo punto panoramico al di sopra della città, dal quale si gode una vista incantevole del centro, con i suoi grattacieli affacciati sul mare, e dell’intera baia, fin verso i “nuovi territori”.

Per arrivarci bisogna arrampicarsi su per la collina con un trenino a cremagliera, in effetti molto pittoresco (ma il Victoria Peak è raggiungibile anche dalla strada, con l’auto).

Peccato che il cielo sia sempre plumbeo, e le foto vengano così così; però ormai iniziamo ad affezionarci a questo colore del cielo di Hong Kong, che rende tutto un po’ ovattato.

La nostra seconda giornata di viaggio è quasi finita, ma, prima di rientrare in albergo, ci fermiamo ancora per una breve sosta ad Aberdeen, per vedere il famoso Aberdeen floating village.

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E’ anche questa una località di mare, molto diversa però dalle altre viste fino ad ora nei dintorni, che colpisce per il contrasto tra gli enormi palazzi, sulla terraferma, e le minuscole house boat, raggruppate a decine nella baia sottostante, fulcro della vita e delle attività commerciali della popolazione dei boat people, proveniente da altre parti dell’Asia.

Al centro dell’insenatura, si trova anche il famoso Jumbo Kingdom floating Restaurant, dalla inconfondibile forma a pagoda, immortalato in decine di film, raggiungibile unicamente dall’acqua (con un servizio di barchini che portano avanti e indietro dal molo).

Un po’ kitch, a dire la verità, ma comunque suggestivo, specialmente all’imbrunire, quando la struttura inizia ad illuminarsi di mille lucine in mezzo all’acqua.

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(To be continued)

Vi è piaciuto esplorare Hong Kong?

Il racconto continua; se volete continuare a scoprire Hong Kong con me cliccate qui.