Seattle

In questi giorni ho dovuto riorganizzare un sacco di materiale fotografico, per renderlo più gestibile e facilmente reperibile.

E’ stata una specie di carrellata di tutti i miei viaggi (quasi tutti con i folletti) degli ultimi cinque anni, da una parte all’altra del pianeta.

E, tra le altre, mi sono capitate sottomano le foto di Seattle, una delle città che ho amato di più del Nord America.

Il viaggio è quello del 2013 che ho descritto in questi post: USA (parte uno: Washington D.C.), USA (parte due: la conquista del West), USA (parte tre: NYC).

E queste sono le tappe del viaggio: Washington D.C., San Francisco, Yosemite National Park, Seattle, Portland Oregon, New York City.

Ma di Seattle non avevo ancora parlato sul blog, e proprio non potevo lasciarla fuori.

Essendo nata e cresciuta in una città di mare, certamente ho un debole per questo tipo di città, e quando ne trovo una, mi conquista quasi sempre.

Ovviamente, una città di mare affacciata sul mediterraneo è profondamente diversa da una città di mare affacciata sull’Oceano Pacifico al confine con il Canada, e sì, il clima condiziona profondamente il paesaggio, ma alcune atmosfere, l’apertura di certi orizzonti, il salino che aleggia nell’aria, il rumore delle onde in città, sono uguali in tutti i posti del mondo.

Inoltre Seattle, pur condividendo con molte altre città americane grattacieli e highway, ha una grande personalità, e alcuni angolini caratteristici che dalle altre parti non si ritrovano.

E’ un mix di natura e modernità, che affascina e conquista.

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Pike Place Market

La parte più caratteristica di Seattle è quella che si affaccia sul mare, dove si trova il Pike Place Market, uno dei mercati alimentari più famosi della West Coast (dal 1907).

Non è grande e si gira bene, ed è tutto un susseguissi di banchi con prodotti freschissimi, dalla frutta, al pesce, ai fiori, alle spezie, e così via.

A me ricorda un po’ i mercati provenzali della Costa Azzurra, pieni di colore e belli anche solo da guardare (e da fotografare), senza dover fare per forza acquisti.

Il Pike Place Market, inoltre, è proprio a ridosso dell’Oceano e, sporgendosi poco oltre, si può godere di una fantastica vista sulla baia di Seattle, con il profumo di salsedine e le barche che si stagliano all’orizzonte, cosa che contribuisce moltissimo ad aumentarne il fascino.

Alle spalle del Pike Place Market ci sono stradine con vari tipi di locali e il mitico Original Starbucks, del 1971 (Pike Place Starbucks store).

Una piccola curiosità (almeno, a me ha colpito), è che il logo ed il colore dominante di questo primo Starbucks non è il verde, colore per eccellenza del marchio, ma marrone, e si confonde con qualsiasi altro caffè indipendente.

Dalla parte opposta del Pike Place Market invece (lato mare) si scende lungo alcune scale e vicoletti e si raggiunge il Waterfront, altro punto interessante e panoramico.

Proprio in uno di questi vicoletti si trova il Gum Wall, divenuto ormai uno dei simboli della città.

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Il Gum Wall di Seattle

Nel centro di Seattle, in direzione mare, a pochi passi dal famosissimo Pike Place Market, si incontra un viottolo con un muro interamente ricoperto di gomme da masticare.

Non è l’opera di un artista, ma una creazione spontanea, iniziata quasi per caso.

In pratica, la gente ha incominciato ad appiccicare gomme da masticare colorate intorno ad una finestra, e la cosa è cresciuta fino a decorare un intero muro, lungo svariati metri.

Credo che inizialmente il desiderio degli amministratori fosse quello di far rimuovere il tutto, ma poi il muro è diventato un vero e proprio simbolo della città, oggetto di attrazione da parte di turisti e visitatori, al pari delle opere più importanti.

E così il Gum Wall è rimasto lì, non so se per sempre o per poco, ma tant’è.

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Seattle Waterfront

Quella del porto e della marina, proprio sotto al Pike Place Market, è la parte più scenografica della città.

C’è una lunga passeggiata che costeggia il mare costellata di ristoranti e pub dove si mangia ottimo pesce, un Waterfront Park con ruota panoramica proprio a strapiombo sul mare, un Acquario, i Pier e il porto turistico con mille barche attraccate al molo.

Ma soprattutto c’è l’Oceano, freddissimo anche in estate, che si estende a perdita d’occhio.

Mi fa effetto pensare di avere il mare a disposizione e non poterci fare il bagno, ma il mare è mare e anche solo guardarlo mette serenità e pace come poche altre cose al mondo.

E’ bello passeggiare lungo il Waterfront che costeggia l’Oceano, fermarsi a mangiare fish and chips, ma anche aragosta e ostriche, in uno dei tanti locali con i lunghi tavoli in legno e le insegne da vecchi lupi di mare, guardare le barche attraccate e fantasticare di navi che raggiungono il vicinissimo Canada (ancora più freddo, se possibile).

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Space Needle e EMP

Lo Space Needle non è altro che la famosissima torre (costruita per l’Expò del 1962) che compare in tutte le foto di Seattle, con quella specie di astronave in cima che a me ricorda un UFO nelle rappresentazioni dei telefilm di fantascienza.

Si può salire fino all’osservatorio, e godere così di una meravigliosa vista della città dall’alto, e c’è anche un ristorante panoramico che ruota su se stesso di 360 gradi durante la cena (dove però io non sono stata, dunque non so dire come si mangia).

Inoltre, proprio ai piedi dello Space Needle, c’è il famosissimo EMP (Experience Music Project), vera e proprio museo-leggenda per gli amanti della musica, in particolari modo del rock e del grunge.

Si trova qui, tra le altre cose, la chitarra che Jimi Hendrix (nativo di Seattle, cui l’ EMP è esplicitamente dedicato), utilizzò nella sua leggendaria performance a Woodstock, nel 1969, tanto per rendere l’idea.

E ci sono strumenti di ogni tipo che si possono provare, improvvisando vere e proprie jam sessions.

La struttura, dal design avveniristico, è opera dell’architetto Frank O’Gehry, e già di per sé merita di essere ammirata.

Non mancano spazi dedicati alle band più famose del grunge, Nirvana in primo luogo, ed anche a tutti gli altri  illustri musicisti cui Seattle ha dato i natali o che comunque sono legati alla città per averci vissuto durante la loro carriera artistica.

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Chihuly Garden and Glass

Questo Museo (in parte) a cielo aperto, vicino allo Space Needle, è semplicemente bellissimo, anche per i bambini, e merita una deviazione.

Le sculture coloratissime di vetro soffiato, di un artista che ha appreso l’arte di lavorare il vetro a Murano, sono sistemate in parte all’interno della struttura, ed in parte all’esterno, nel giardino, dove si mischiano alle piante ed ai fiori e formano un paesaggio surreale, da Alice nel Paese delle Meraviglie.

E’ una vera e propria esplosione di colore e di forme che non può lasciare indifferenti.

Consiglierei sicuramente di inserirlo in un itinerario di viaggio in questa splendida città.

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E quindi, in conclusione, Seattle è una delle città che mi sono rimaste nel cuore, una di quelle alle quali non smetto di pensare, ogni volta che entro in uno Starbucks, sento nominare Kurt Cobain o, semplicemente ripenso a quel mare così diverso dal mio, ma al tempo stesso così uguale.