Quello che stai per leggere a proposito di Osaka è un post scritto dallo Special Guest di Penna a Spillo di questa settimana Alessio Pellegrini, Storyteller e Travel Blogger di Terra incognita www.terraincognita.earth
Tutte le foto dell’articolo sono di Alessio Pellegrini che detiene il Copyright.
Lascio quindi che Alessio si presenti e cedo a lui la parola per farci trasportare tra le meraviglie di Osaka, la città che non dorme mai!
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Konnichiwa! Vivo nei dintorni di Osaka, una città che oggi adoro ma che al primo incontro, come scoprirete nell’articolo, non è stato proprio amore a prima vista. Con fatica e a piccoli passi sto imparando il giapponese e mi chiedo se un giorno riuscirò a padroneggiare questa lingua tanto affascinante, quanto enigmatica. Mi occupo di digital marketing, viaggi, scrittura e soprattuto non vedo l’ora di portarvi con me alla scoperta di Osaka!
Fin dal mio primo viaggio in Giappone ho faticato a capire l’essenza di Osaka. Cosa c’è da visitare in questa città?, mi chiedevo. La guida che avevo comprato non mi aiutava. Chiarissima con le altre destinazioni – Kyoto, Tokyo, Hiroshima, Nikko – con Osaka sembrava incerta. Uno dei punti di riferimento della città, il castello, non veniva giudicato un granché, mentre gli Universal Studios non mi ispiravano. L’unico luogo su cui non parevano esserci dubbi era Dotonbori.
Venivo da Kyoto, la prima tappa del mio viaggio e dopo alcuni giorni trascorsi lì, mi aspettavo che Osaka fosse altrettanto perfetta e ordinata. Mi sono invece scontrato con un groviglio di stazioni e gallerie commerciali sotterranee, dove se provi a orientarti con lo stesso approccio che usi con le città occidentali, è sicuro che ti perdi. E così è stato. Senza il wi-fi e con le sole mappe della mia guida cartacea, sono arrivato a Dotonbori che era ormai sera.
Questa guida nella città che non dorme mai parte proprio da qui: dalla Dotonbori notturna, la prima meta di un viaggio a Osaka che, ancora non sapevo, mi avrebbe portato a vivere in questa città. Oggi abito nella sua periferia, vicino alla campagna e alle colline, ma quando scendo nella downtown, mi capita ancora di perdermi.


Dotonbori
Un luogo vivace in cui la folla fa parte del paesaggio. Soprattutto la sera, quando le luci e i cartelloni luminosi si manifestano nel loro eccesso. D’altra parte, si dice che a Osaka si mangia fino a scoppiare e pertanto le insegne dei ristoranti non possono certo seguire la raffinatezza di Kyoto, o l’eleganza di Nara.
Dotonbori si sviluppa lungo un canale, circondato da strade con ristoranti, bar e luci al neon. Ricorda vagamente i navigli di Milano, ma non si respira l’atmosfera da aperitivo. Si viene qui per lo street food come il takoyaki, o per cibi popolari e sostanziosi come l’okonomiyaki, da accompagnare con una economica birra giapponese. Chi vuole qualcosa di più esclusivo può fare file di un’ora per sedersi mezz’ora al ristorante, oppure sgattaiolare in una buia stradina secondaria e allontanarsi dalla folla.
Shin Sekai
Sono capitato qui per puro caso. Nel mio secondo viaggio in Giappone, giunto all’aeroporto di Osaka scopro che il mio bagaglio non è arrivato. Raggiungo l’hotel e mi consigliano di comprare qualche vestito nel vicino Don Quijote. Entro, compro ed esco dal lato sbagliato. E’ così che ho scoperto Shin Sekai.


Il quartiere è nato come luna park, oltre un secolo fa, mentre fino a pochi anni fa era un’area malfamata. L’ho sempre trovato una zona assolutamente tranquilla, dove ancora oggi si viene per divertirsi: ci sono stand per il tiro a segno, spazi dedicati all’arco giapponese, sale giochi con vecchi coin-op per giocare a Super Mario e Street Fighter, e perfino club con esperti giocatori di Go e Shogi. Ci sono numerosi ristoranti, street food – provate il kushi-katsu – e un mercato coperto. Passate di qui, se volete sentirvi davvero a Osaka.
Tsuruhashi
Quello che amo di più di Osaka sono i vecchi quartieri labirintici, con vicoli stretti e oscuri: l’ombra e il disordine che ancora resistono alla luminosa modernità dei grattacieli. Per questo, dopo Dotonbori e Shinsekai, vi porto a Tsuruhashi, l’area che ospita la più popolosa Korea Town del Giappone. Attorno alla stazione di Tsuruhashi si sviluppa un groviglio di vicoli commerciali stracolmi di cibo. Potete assaggiare il toppogi, ma anche cibi coreani ormai entrati nella tradizione culinaria giapponese, come il kimuchi – verdure fermentate speziate e piccanti – e lo yakiniku – carne alla piastra.


L’esplorazione può proseguire nella via commerciale principale, Miyuki-dori, animata da negozi di cosmetici, bancarelle e ristoranti. Si viene a Tsuruhashi anche per scoprire, o ricordare, una storia che ha unito e diviso Giappone e Corea. Negli anni ‘20 del Novecento, numerosi migranti coreani arrivarono qui, spesso subendo discriminazioni e vivendo una difficoltà di integrazione che persiste ancora oggi. Storia novecentesca che sopravvive al ventunesimo secolo.
Den-Den Town
Se vi ho incupito con la storia di Tsuruhashi, andiamo a trovare leggerezza e divertimento a Den-Den Town, il quartiere di Osaka meta degli appassionati di elettronica, anime, manga e cultura pop giapponese. Se siete veri otaku, potreste trascorrere qui intere giornate e finire con il conto in banca prosciugato. C’è tutto: manga, una varietà inimmaginabile di gadget, modellini, action figures, accessori, merchandise esclusivo, il tutto venduto in catene famose – come Animate – e in centinaia di negozi indipendenti. Ci sono poi i maid cafè, i caffè a tema, gli immancabili gashapon e i negozi di cd, dvd e dischi vintage.


Dimenticavo: Den-Den Town si trova a Nipponbashi. Se vi trovate in questa zona, fate due passi anche nel Nipponbashi Shotengai, una piccola terra incognita in cui tuffarsi nel Giappone del periodo Showa.
Il grande santuario di Sumiyoshi
Abbandoniamo le atmosfere urbane e spostiamoci verso il grande santuario di Sumiyoshi, nella parte sud di Osaka. Una piccola isola di verde che, immersa com’è nel deserto metropolitano, ci racconta una storia difficile da credere: secoli fa, il santuario si affacciava sul mare; in seguito, l’accumulo naturale di sedimenti e le bonifiche hanno spostato la costa verso il largo. Miracoli del tempo.


Secondo la tradizione, il santuario sarebbe stato fondato quasi duemila anni fa dall’imperatrice Jingu ed è dedicato a tre divinità shintoiste del mare, oltre alla stessa imperatrice. È famoso per il ponte arcuato – chiamato Sorihashi o Taiko – e per lo stile architettonico noto come Sumiyoshi-zukuri.
Le cascate di Minoh
Questa guida è iniziata con il mio primo incontro con Osaka, avvenuto anni fa, e non poteva che finire nel presente. Vi porto a pochi chilometri da casa mia, alle cascate di Minoh. Da Osaka si raggiunge facilmente la stazione di Minoh, da cui parte un sentiero immerso nel verde che conduce fino alle cascate. È un trekking molto semplice e adatto a tutti, circa sette chilometri tra andata e ritorno.

Il percorso costeggia un torrente, e prima di inoltrarsi nel verde si è accolti da antiche abitazioni giapponesi e più avanti da un tempio buddhista e da un santuario shintoista. Si arriva infine alle cascate, un salto di 33 metri immerso in uno scenario naturale e rilassante. Il sentiero è famoso per i numerosi alberi di acero, che in autunno si tingono di giallo e rosso in mille sfumature di colore. L’acero è talmente di casa che le sue foglie vengono fritte in tempura nelle bancarelle a inizio e fine percorso.
Conclusione
Qual è allora l’essenza di Osaka? La domanda iniziale è rimasta sospesa e, dopo anni trascorsi qui, non ho una risposta. Osaka è una metropoli con secoli di storia e non può avere una sola identità. Ci sono la sua anima accogliente, lo spirito commerciale, la vita notturna, la cultura, il cibo di strada. Eppure la sua essenza mi sfugge, non è definita come quella di altre città giapponesi: Kyoto, Kanazawa, Kamakura, Nikko.
In questa guida, per niente definitiva, ho sperato inizialmente di raccontare quegli angoli che più si avvicinano allo spirito di Osaka, ma alla fine, credo di aver scelto i luoghi dove mi sono sentito più connesso alla città che non dorme mai. E voi, cosa cercate in una città come Osaka? Perdervi tra vicoli e luci al neon, un’esplorazione culinaria, un tuffo nella storia o un’immersione nella cultura pop?








