
Written by Penna a Spillo
✍️ Categoria: Diario di una Blogger
✒️ Dall’archivio senza tempo di Penna a Spillo: riflessioni, deliri e piccoli grandi dettagli che mi fanno sempre sorridere
🌍 Il Viaggio Come Atteggiamento Mentale: Perché Non Smettiamo Mai di Partire
In tutte le salse. D’estate, d’inverno, con i bambini, senza i bambini, in coppia, con gli amici, in gruppo, da sola.
Viaggi lunghi (di un mese e più), di una settimana, di un giorno, di un weekend, in posti lontani, dall’altra parte dell’Oceano, o a piedi, nel quartiere dietro casa.
Il viaggio è, in fondo, un atteggiamento mentale, che coincide con la curiosità e il desiderio della scoperta; quindi, la destinazione conta relativamente.
Ho letto da qualche parte che “il viaggio inizia quando cominci a pensarlo e termina quando smetti di ricordarlo” ed è proprio così.
Per me il processo è più o meno sempre lo stesso.
🧭 Le Tre Fasi del Viaggio
💭 1. Prima: L’Immaginazione
All’inizio c’è l’idea del viaggio, che si fa strada piano piano nella mente, con un misto di attrazione e repulsione. Da un lato c’è curiosità, emozione, istinto dell’esplorazione; dall’altro, c’è quel leggero timore dell’ignoto che serpeggia ogni volta che lascio un posto che conosco per uno mai visto prima (o anche per uno già visto, a dire la verità, dato che un posto non è mai uguale a se stesso con il passare del tempo).
A un certo punto, il desiderio di andare prevale sull’ansia di partire, e inizio a fantasticare su come sarà il luogo prescelto come destinazione.


Mi è sempre piaciuto confrontare l’idea che nasce nella mia mente prima di vedere un posto, coltivata per settimane, e che a volte è ricchissima di dettagli, frutto della fantasia o dell’elaborazione di immagini viste da qualche parte, con l’immagine reale che è sempre diversa e, al momento dell’arrivo, si sostituisce automaticamente a quella che c’era prima, e rimane per sempre.
Questa visione nuova non dipende solo dal fatto che i luoghi sono fisicamente disposti in maniera differente, ma dal fatto che nel viaggiare l’immagine si arricchisce di suoni, profumi, colori, e sensazioni, che si possono provare soltanto arrivando fisicamente a destinazione.
Durante il viaggio, poi, è come se fossi sospesa in una “bolla”; un po’ perchè il viaggio, normalmente, crea uno “stacco” dalla vita di tutti i giorni, e un po’ perché, per quanto si possano programmare le cose (e, a maggior ragione, per chi non è propenso alla programmazione), non c’è mai mai la certezza di cosa può capitare da un momento all’altro, e si rimane sempre con il fiato leggermente sospeso, in uno stato di continuo stupore.
È quello stato di “smarrimento controllato” che tanto incide sulla voglia di partire per visitare posti nuovi.
🌀 2. Durante: La Bolla dello Stupore


📸 3. Dopo: Il Racconto e i Ricordi Indelebili
Ma il viaggio continua per un bel po’ anche dopo l’arrivo, perché i ricordi si sedimentano lentamente e c’è tutta una fase di elaborazione delle informazioni che non è da poco.
Il viaggio è sì un atteggiamento mentale, che coincide con la curiosità e il desiderio della scoperta, ma è anche la voglia di condivisione di ciò che si è visto.
Per questo il racconto è parte del viaggio, e non c’è vero viaggio senza il suo reportage (anche fotografico).
Forse, l’unica parte della citazione riportata all’inizio con la quale non sono d’accordo completamente è che il viaggio “termina quando smetti di ricordarlo”; perché, in realtà, per me, un viaggio non si dimentica mai, dato che rimangono sempre impressi nella memoria dei frammenti, che saltano fuori quando meno te lo aspetti.
In pratica, ogni viaggiatore è anche, inconsapevolmente, il frutto della somma di tutti i viaggi che ha fatto, e dei piccoli o grandi cambiamenti che avvengono dentro di lui durante l’esplorazione.
👶 Un Capitolo a Parte: Viaggiare con i Bambini
Per dire la verità, specialmente quando sono molto piccoli, viaggiare è sicuramente faticoso, perché le esigenze sono tante e le preoccupazioni si moltiplicano.
Ma, nella sostanza, rispetto a viaggiare tra adulti, non cambia niente; le difficoltà si affrontano, gli inconvenienti si risolvono, la stanchezza c’è anche a casa, e i capricci da sedare pure.
In compenso, si prova la gioia incommensurabile di condividere tutte quelle sensazioni di stupore ed appagamento per la scoperta di cose nuove con esseri dotati di una sensibilità fortissima, che offrono sempre una prospettiva diversa da quella degli adulti.
Tanti, quando mi vedono partire con tre folletti al seguito (e questo sin da quando erano piccolissimi), mi dicono che “tanto sono piccoli, non si ricorderanno niente”.
Ma io non scorderò mai (tanto per dirne una) le facce dei miei bambini quando, dopo una lunga passeggiata nella foresta tropicale al confine tra Argentina e Brasile, all’improvviso, si è aperta davanti a noi la Garganta del Diablo, punto più alto e spettacolare delle Cascate dell’Iguazù, con quella sterminata massa d’acqua colorata di verde dal riflesso della foresta ed il rumore assordante che copriva tutto il resto.


E non scorderò mai nemmeno l’emozione che ho provato io ad averli lì con me in quel preciso momento.
Dunque, credo proprio che valga la pena di partire con loro.
Anche se, durante le attese in aeroporto, quando si sdraiano tutti e tre sulle valigie con le ruote e fanno la gara per chi arriva primo facendo lo slalom tra i passanti, devo dire, sinceramente, che non è proprio il massimo del divertimento.
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